Giuseppe Berto - Associazione Culturale

EDIZIONE 2019 - Premio Berto

PREMIO BERTO 2019: LA CINQUINA FINALISTA

Il vincitore della XXVII edizione del Premio sarà proclamato sabato 29 giugno a Mogliano Veneto

Jonathan Bazzi , con Febbre , Fandango Libri, Alice Cappagli, con Niente caffè per Spinoza, Einaudi, Alessio Forgione, con Napoli Mon Amour, NN Editore, Francesca Maccani, con Fiori senza destino, SEM, Lorenzo Moretto, con Una volta ladro, sempre ladro, Minimum Fax.

Premio Berto 2019 - Cinquina fonalisi cover

E’ questa la cinquina dei finalisti del Premio Letterario Giuseppe Berto per l’edizione 2019, selezionati dalla Giuria, presieduta da Ernesto Ferrero, riunitasi a Milano.

Premio Berto 2019 Giuria - da destra Ernesto Ferrero Presid. Cristina Benussi e Giuseppe Lupo c

Da destra: Ernesto Ferrero, Presidente della Giuria, Cristina Benussi, giurata, Giuseppe Lupo, giurato.

Sono state una cinquantina le opere prime presentate dalle case editrici italiane e selezionate dalla Giuria. Sono tutte di narrativa, com’è peculiarità del Premio Berto che, in nome dello scrittore “veneto-calabrese”, ha mantenuto invariata la propria formula di premio riservato esclusivamente a scrittori esordienti, conservando quel ruolo di scopritore di talent scout iniziato nel 1988.

Questa edizione conferma la presenza tra i partecipanti, di numerosi piccoli editori indipendenti, molti del Sud, che competono con i loro esordienti al fianco di tutte le grandi case editrici nazionali. Torna a crescere la presenza femminile quasi al 50 per cento del totale.

La Giuria che ha valutato le opere in concorso è presieduta da Ernesto Ferrero, scrittore, critico, consulente editoriale e direttore del Salone del libro di Torino dal 1998 al 2016, ed è composta da Cristina Benussi, Università di Trieste, Giuseppe Lupo, Università Cattolica del Sacro Cuore Milano e scrittore, Laura Pariani, scrittrice, e Stefano Salis, critico e giornalista del Sole 24 Ore.

“Cercando di restare fedele allo spirito di generosa attenzione che Giuseppe Berto ha dedicato ai giovani, la giuria del Premio 2019 ha selezionato, in una produzione particolarmente folta e ricca di fermenti, cinque romanzi che nella diversità dei loro linguaggi rappresentano altrettante prospettive della nuova narrativa italiana. Cinque autori che ci forniscono una mappa aggiornata delle tensioni, dei drammi e delle aperture che scuotono la società contemporanea, attraverso scritture che cercano di restituire la parola alla sua necessità e integrità. Jonathan Bazzi (Febbre, Fandango Libri) racconta coraggiosamente in stile rap la fatica di un riscatto nella periferia di una grande metropoli, Alice Cappagli (Niente caffè per Spinoza, Einaudi)ci propone una frizzante sit-com all’italiana, con una precaria che diventa badante-lettrice di un anziano professore di filosofia, Alessio Forgione (Napoli mon amour, NN Editore) dà la parola a un tenero “giovane Holden” napoletano, eterno disoccupato che coltiva il mito letterario di Raffaele La Capria; Francesca Maccani (Fiori senza destino, SEM) intreccia storie durissime di minori che ha raccolto in una scuola del quartiere CEP a Palermo; Lorenzo Moretto (Una volta ladro, sempre ladro, Minimum Fax) narra una drammatica vicenda famigliare che è anche un episodio di malagiustizia nell’Italia di Tangentopoli”, commenta Ernesto Ferrero, Presidente della Giuria .

Al vincitore, che sarà proclamato nel corso della finale che si svolgerà sabato 29 giugno a Mogliano Veneto, andrà un premio in denaro di 5.000 euro, mentre agli altri quattro finalisti andrà un gettone di presenza di 500 euro ciascuno. Al vincitore andrà un premio in denaro di 5.000 euro.

Main sponsor del Premio Letterario Giuseppe Berto è San Marco Group Spa.

Il Premio, vinto nell’edizione 2018, da Francesco Targhetta, con Le vite potenziali, Mondadori, è stato trampolino di lancio per alcuni dei maggiori talenti della letteratura contemporanea, tra cui Paola Capriolo con La grande Eulalia (1988), Michele Mari con Di bestia in bestia/ (1989), Luca Doninelli con I due fratelli (1990), Paolo Maurensig con La variante di Lüneburg (1993), Francesco Piccolo con Storie di primogeniti e figli unici (1997), Elena Stancanelli con Benzina (1999), Giuseppe Lupo con L'americano di Celenne (2001), Antonia Arslan con La masseria delle allodole (2004), Francesco Pecoraro con Dove credi di andare (2007).

La cinquina: le motivazioni della Giuria

Jonathan Bazzi, Febbre, Fandango Libri

Jonathan Bazzi

Nel 2016 Jonathan scopre di essere sieropositivo. La malattia non solo scava in lui un abisso di paure, ma anche riporta a galla ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza passata a Rozzano – Rozzangeles – ossia il Bronx di Milano, un quartiere dormitorio dove contano soltanto il “saper menare” e l’avere soldi; dove si tira a campare di espedienti e nessuno studia. È qui che due giovanissimi, Tina e Roberto, mettono al mondo Jonathan, ma presto si separano prendendo strade differenti; il bambino perciò si ritrova sballottato tra due coppie di nonni. A scuola deve poi affrontare sia la balbuzie sia la solitudine, causata da una sensibilità fuori dal comune, per cui diventa vittima di vari episodi di bullismo. Tra alti e bassi, cercando nell’istruzione una personale via di salvezza, Jonathan esce dall'orizzonte ristretto della periferia e riesce a trasformare l’esperienza della malattia in un viaggio dentro se stesso. L’epigrafe di Ingeborg Bachmann avverte: “Con la mia mano bruciata scrivo della natura del fuoco”. Due storie vere si intrecciano infatti in "Febbre" di Jonathan Bazzi: la prima, che dà il titolo al libro, è centrata sul rapporto di un giovane con la malattia e la paura della morte; l’altra racconta la vita delle periferie emarginate. Entrambe sono "narrazioni di guerra": contro le superstizioni fumose che perseguitano chi è contagiato da HIV; contro la fissità dei ruoli all’interno della famiglia tradizionale; contro l’omofobia; contro i pregiudizi sociali nei confronti di chi proviene da una parte della città che pare isolata da una barriera immaginaria di filo spinato. Colpisce soprattutto il ritratto amaro che l’autore fa del suo quartiere di operai non qualificati, di famiglie assistite dai servizi sociali, di tossici e spacciatori che vivono in casermoni alveari e parlano una strana mescolanza di dialetti meridionali. E in qualche momento le pagine che Jonathan Bazzi dedica a Rozzano acquistano il colore scuro della voce di un rapper. Così alla fine il lettore si rende conto che la “febbre” del titolo non è solo quella causata dal virus, ma scaturisce da una passione bruciante per la vita.

Alice Cappagli, Niente Caffè per Spinoza, Einaudio

Alice-Cappagli

Maria Vittoria, per tutti Marvi, ha bisogno di soldi, ma soprattutto di un cambio di vita. Troppa solitudine in casa con un marito che quasi non parla. Farà la badante, secondo la proposta dell’ufficio di collocamento, per un professore cieco, la cui unica, bizzarra, richiesta, è che la badante legga. Ed ecco allora che in casa dell’anziano Professor Farnesi, piena di libri e di sole, lei inizia a leggere: Epitteto, Pascal, Spinoza. Ma non solo. Riordina lo studio e cucina, lo sente citare a memoria Sant’Agostino o Epicuro. Arrivano gli amici, coltissimi e affettuosi (la professoressa Aurora, Costantino), l’eco delle loro discussioni la raggiunge - e la incanta - anche in cucina. Tra letture, vento, riflessioni, per Maria Vittoria è una stagione straordinaria. Grazie al professore, agli amici intellettuali, agli ex allievi che non lo hanno dimenticato, scopre che i libri sono la chiave di tutto. E soprattutto che il professor Farnesi non ha la vista ma “vede”, con la cultura, molte cose che invece alla maggior parte delle persone sfuggono. Tra Maria Vittoria e l’anziano professore si instaura un rapporto tenero e sincero, delicato: lei va oltre la propria ignoranza e le insicurezze, lui affronta l’inevitabile declino. “Niente caffè per Spinoza” di Alice Cappagli, è un romanzo profondo, e tuttavia lieve. L’ironia e il vento che soffia su Livorno, la città dove si svolge il romanzo, aiutano a pensare ma anche a sorridere. E livornese è l’autrice che suona il violoncello nell'orchestra del Teatro alla Scala dal 1982 ed è laureata in filosofia, dunque conosce in prima persona gli autori che Marvi legge. Una scrittura pulita, semplice e non distratta, il libro, senza troppi clamori scava dentro il lettore una delle lezioni del professore. Che dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre, anche quando ogni cosa intorno ci dice il contrario.

Alessio Forgione, Napoli mon amour, NN Editore

Alessio Forgione

“Solo ciò che è raccontato vive”, ha scritto Lalla Romano. Lo sa benissimo anche il disoccupato trentenne che vive alla periferia di Napoli, di cognome fa Amoresano ma non ci vuole dire il suo nome. Ha due lauree ma si sente un eterno incompiuto e detesta la vita “lenta e fumosa” che fa, cerca testardamente un posto decente nel mondo, ci fornisce la contabilità della molte birre che beve e delle partite del Napoli di cui è tifoso, conosce e perde il grande amore della sua vita. Amoresano ha due sole certezze, e un mito letterario, il Raffaele La Capria di Ferito a morte, “che ha così ben descritto Napoli che Napoli, per non rovinare il libro, non era più cambiata”, e se la gioca alla pari con Proust. Le certezze sono i molti libri che ha letto, dai classici russi a Céline e agli americani; e la scrittura, che può dare un ordine e un senso a quello che sembra non averne, a cominciare dalla sua città, vissuta con dolore e amore: “una bestia morente, un fiore appassito” che avvolge i suoi abitanti nella narcosi di una fatalistica rassegnazione e di una finta vacanza. Il titolo del romanzo ci rimanda a un film di culto degli anni ‘50, Hiroshima mon amour di Alain Resnais, centrato sul dovere della memoria e sulle emorragie dell’oblio. Nella realtà della vita, è stato proprio lo stesso La Capria, lucidissimo 94enne, a darci la miglior definizione della scrittura di Forgione, particolarmente felice nei dialoghi, quando ha detto all’autore che è andato a rendergli visita a Roma: “Lei ha stile e, cosa ancora più rara, lei possiede una voce. Un buon narratore, cos’altro è se non una voce che ti sussurra all’orecchio? E lei quella voce ce l’ha”. Una voce che ci diventa subito amica per la malinconia, la dignità, la ruvida tenerezza, lo humour accorato, l’amara autoironia, il mix tra realistico e visionario, ma anche l’economicità che sovrintende il suo accorto minimalismo. È con sincera convinzione che diamo ad Alessio Forgione il benvenuto nella categoria dei veri scrittori.

Francesca Maccani, Fiori senza destino, SEM

Francesca Maccani a

Fiori senza destino sono i protagonisti di storie di periferia, anzi, del Cep, Centro edilizia popolare, quartiere posto sul limite estremo di Palermo. Lontano dal mare e dalla magnificenza del capoluogo, adolescenti e docenti di una scuola difficile vivono un rapporto intenso, quale che sia. Diversi sono i punti di vista della narrazione: quelli degli allievi che raccontano di sé e delle loro difficoltà famigliari, e quelli dell’insegnante che vorrebbe aiutarli a superare i loro disagi. Se i primi mostrano di sapersi raccontare senza schermi, esibendo la conoscenza perfetta di regole di vita non scritte, ma pervicacemente seguite, i secondi li accompagnano lungo quel tratto di strada, aiutandoli ad attraversare la loro linea d’ombra. La vita del Cep è dura, rassegnata e crudele come è la vita dei diseredati di ogni luogo. E non concede scorciatoie anche quando la speranza e l’impegno per un futuro migliore sembrano poter vincere sulla sorte. Eppure in quell’inferno si può scovare, talvolta, anche lo spazio di un insperato riscatto. Francesca Maccani ha saputo offrire un affresco corale, dalle più diverse tonalità narrative, capace di rappresentare le contraddizioni profonde anche della società e della cultura contemporanee.

Lorenzo Moretto, Una volta ladro, sempre ladro, Minimum Fax

Lorenzo Moretto

Una storia privata che assume un valore collettivo: potrebbe essere questa la definizione del romanzo di Lorenzo Moretto. L'io narrante è un giovane milanese che vive in prima persona e con risvolti dolorosi l'esperienza della giustizia e del giustizialismo, in un momento delicato per la vita nazionale: la primavera in cui scoppia il caso di Tangentopoli e Milano (ma l'Italia intera) si scopre una città di corrotti e di corruttori. Protagonista di questa storia narrata è la famiglia del giovane, in particolare il padre che viene accusato e arrestato. D'ora in poi, non soltanto le domande si accavallano nella coscienza del narratore, ma prendono forma i dubbi e le perplessità intorno alla nozione di colpa e di errore, di verità e di menzogna. Lorenzo Moretto, con questo libro d'esordio, tenta la strada di una narrativa dalle finalità etiche, secondo una tradizione che era stata di Manzoni e poi di Sciascia. E ci restituisce una pagina coraggiosa e complicata di una nazione che, sul finire del secolo scorso, ha smarrito se stessa, ha confuso la ricerca del bene con l'abuso del potere, ha sovvertito l'esercizio del fare politica in una conquista di privilegi. Romanzo di formazione o narrazione di un dramma sociale, Una volta ladro, sempre ladro, è anche il ritratto di due generazioni a confronti, i padri e i figli, spesso vittime dell'incapacità di comprendersi.

PREMIO BERTO 2019: SCHEDE DI LIBRI E AUTORI FINALISTI

Jonathan Bazzi, Febbre, Fandango Libri

Jonathan Bazzi - Febbre Fandango

Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l’autore ci accompagna indietro nel tempo, all’origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano – o Rozzangeles –, il Bronx del Sud (di Milano), la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un pidgin di milanese, siciliano e napoletano. Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso. Un libro spiazzante, sincero e brutale, che costringerà le nostre emozioni a un coming out nei confronti della storia eccezionale di un ragazzo come tanti. Un esordio letterario atteso e potente.

Jonathan Bazzi è nato a Milano nel 1985. Cresciuto a Rozzano, estrema periferia sud della città, è laureato in filosofia. Appassionato di tradizione letteraria femminile e questi/oni di genere, ha collaborato con varie testate e magazine, tra cui Gay.it, Vice, The Vision, Il Fatto.it. Alla fine del 2016 ha deciso di parlare pubblicamente della sua sieropositività con un articolo (“Ho l’HIV e per proteggermi vi racconterò tutto”) diffuso in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS.

Alice Cappagli, Niente Caffè per Spinoza, Einaudi

Alice Cappagli - Niente caffè per Spinoza Einaudi

Quando all’ufficio di collocamento le propongono di fare da cameriera e lettrice a un vecchio professore di filosofia che ha perso la vista, Maria Vittoria accetta senza pensarci due volte. Il suo matrimonio sta in piedi “come una capannuccia fatta con gli stuzzicadenti” e tutto, intorno a lei, sembra suggerirle di essere arrivata al capolinea. Il Professore la accoglie nella sua casa piena di vento e di luce e basta poco perché tra i due nasca un rapporto vero, a tratti comico e mordace, a tratti tenero e affettuoso, complice. Con lo stesso piglio livornese gioioso e burbero, Maria Vittoria cucina zucchine e legge per lui stralci di Pascal, Epitteto, Spinoza, Sant’Agostino, Epicuro. Il Professore sa sempre come ritrovare le verità dei grandi pensatori nelle piccole faccende di economia domestica e Maria Vittoria scopre che la filosofia può essere utile nella vita di tutti i giorni. Ogni lettura, per lei, diventa uno strumento per mettere a fuoco delle cose che fino ad allora le erano parse confuse e raccogliere i cocci di un’esistenza trascorsa ad assecondare gli altri. Intorno c’è Livorno, col suo mercato generale, la terrazza Mascagni e Villa Fabbricotti, le chiese affacciate sul mare. E una girandola di personaggi: gli amici coltissimi del Professore, la figlia Elisa, la temibile Vally, cognata maniaca del controllo, la signora Favilla alla costante ricerca di un gatto che le ricorda il suo ex marito, i vecchi studenti che vengono a far visita per imbastire interminabili discussioni. E poi Angelo, ma quello è un discorso a parte. A poco a poco Maria Vittoria e il Professore s’insegneranno molto a vicenda, aiutandosi nel loro opposto viaggio: uno verso la vita e l’altro – come vuole l’ordine delle cose – verso la morte. Senza troppi clamori, con naturalezza, una volta chiuso il libro ci rendiamo conto che la lezione del Professore sedimenta dentro a tutti noi: dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre, anche quando ogni cosa intorno ci dice il contrario.

Alice Cappagli, è livornese e suona il violoncello nell’orchestra del Teatro alla Scala dal 1982. Laureata in filosofia, ha pubblicato nel 2010 per Statale 11 un racconto a tema musicale dal titolo Una grande esecuzione.

Alessio Forgione, Napoli mon amour, NN Editore

Alessio Forgione - Napoli mon amour

“Era meglio un mondo così, che rischiava di esplodere e finire in ogni istante, che un mondo come il mio, dove non accadeva nulla”. Amoresano vive a Napoli, ha trent’anni e non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Le sue giornate passano lente, tra la vita con i genitori, le partite del Napoli, le serate con l’amico Russo e la ricerca di un lavoro. Dopo l’ennesimo, grottesco colloquio, decide di dare fondo ai suoi risparmi e di farla finita. Un giorno, però, incontra una bellissima ragazza e se ne innamora. Questo incontro riaccende i suoi desideri e le sue speranze: vivere, essere felice, scrivere. E incontrare Raffaele La Capria, il suo mito letterario. Ma l’amore disperde ancora più velocemente energie e risorse, facendo scivolare via, un centesimo dopo l’altro, i desideri ritrovati e le speranze di una vita diversa. Alessio Forgione racconta una Napoli afosa e livida di pioggia, cinerea come la Hiroshima del film. E con una lingua incalzante, sonora, intessuta di tenerezza, firma il suo esordio, un romanzo di formazione lucido e a tratti febbrile, che ha il ritmo di una corsa tra le leggi agrodolci della vita e i chiaroscuri dell’innocenza..

Alessio Forgione è nato a Napoli nel 1986 e ora vive a Londra e lavora in un pub. Scrive perché ama leggere e ama leggere perché crede che una sola vita non sia abbastanza. Napoli mon amourè il suo romanzo d’esordio .

Francesca Maccani, Fiori senza destino, SEM

Francesca Maccani - Fiori senza destino, SEM

Sul limite estremo della città di Palermo, nella più difficile delle periferie di oggi, dieci ragazzi raccontano in prima persona la loro vita, i loro sogni, il loro poco destino. Il quartiere è il Cep, Centro Edilizia Popolare, dove promiscuità e malavita regnano sovrane, e dove l’unica legge sembra essere il possesso delle cose e delle persone. In queste spianate di cemento i bambini possono allontanarsi e non fare più ritorno, le ragazzine diventano donne troppo in fretta e i maschi crescono con l’idea che per ottenere ciò che desideri ogni mezzo è lecito. Lontanissima c’è Palermo, con i suoi splendidi monumenti e le chiese antiche che i ragazzi del Cep non hanno mai visto, come il mare. In un avvicendarsi di speranza e rassegnazione ognuno dei personaggi si racconta, con lucidità, senza filtri. Scopriamo così che la crudeltà non è una prerogativa degli adulti, ma un peccato originale che si trasmette di padre in figlio in un continuo gioco dei ruoli, alternando vittime a carnefici. Francesca Maccani, alla sua opera prima, compone un romanzo corale, struggente e verissimo, indimenticabile.

Francesca Maccani insegnante, vive a Palermo. Ha pubblicato il saggio La cattiva scuola (Tlon, 2017, premio Donna del Mediterraneo). Sul blog “Giudittalegge” si occupa di recensioni.

Lorenzo Moretto, Una volta ladro, sempre ladro, Minimum Fax

Lorenzo Moretto  - Una volta ladro, sempre ladro, Minumum Fax

11 giugno 1994: Lorenzo Moretto, ventenne di buona famiglia che si divide tra lo studio, lo sport e le ragazze, sta pranzando in casa col padre Giovanni in pausa dal lavoro. Sei uomini della guardia di finanza di Milano bussano alla porta, interrompono il pranzo: hanno un mandato di perquisizione e un ordine di custodia cautelare per il padre. Le ipotesi di reato sono molto gravi: frode fiscale, riciclaggio, persino traffico d’armi. Nella notte Giovanni Moretto viene portato in carcere, a San Vittore. Ci resterà sei mesi. Nell’estate del 1994 Lorenzo smette di essere un ragazzo, si ritrova con la madre e il fratello ad affrontare situazioni che mai avrebbe previsto e prende coscienza dei vincoli che la realtà impone sulle nostre scelte. Ma, sopra ogni cosa, cerca di comprendere cosa abbia fatto suo padre: non può essere colpevole di quanto l’accusano, ma è del tutto innocente? Si è forse immischiato in operazioni ambigue e disoneste? Oppure è vittima di un errore degli inquirenti, tutti tesi a trasformare in abilissimo trader internazionale un contabile di paese? Nell’Italia di Tangentopoli divisa tra fazioni, dove sta la linea che divide il vero dal falso? Cos’è giustizia e cosa arbitrio? Chi è vittima e chi carnefice? Queste domande pesano ancora di più su Lorenzo, perché per isolare la sua famiglia sono stati sufficienti il sospetto e l’accusa. Perché la vita normale non tornerà mai più.

Lorenzo Moretto 1971, è nato a Monfalcone e vive a Milano, dove svolge la professione di attuario. Una volta ladro, sempre ladro è il suo primo romanzo..

LE OPERE PRESENTATE A CONCORSO

In ordine alfabetico

Altissimo Emanuele Luce rubata al giorno Bompiani

Alvigni Claudio Il capitano di Bastur Macabor

Bazzi Jonathan Febbre Fandango Libri

Belardetti Margherita Se son rose fioriranno PIEMME

Belgioioso Margherita Là dove s’inventano i sogni Guanda

Bellemo Matteo Avvocati si nasce, praticanti si diventa Oakmond Publishing

Beyle Mark Mara Freccia D’Oro

Bonavita Maria Luisa La bambina con la valigia sotto il letto Nulladie

Bonini Marco Se ami qualcuno dillo Longanesi

Buono Carmelo Il coraggio di scegliere Rogiosi Editore

Cappagli Alice Niente caffè per Spinoza Einaudi

Capria Carolina La circonferenza di una nuvola HarperCollins

Carro Federico Le vestigia dell’antico splendore Pellegrini Editore

Ceccaranelli Mauro Il mondo tutto tondo Edizioni La Gru

Chiaselotti Stefania Aspersa Pellegrini Editore

Ciarapica Giulia Una volta è abbastanza Rizzoli

Coppola Massimo Un piccolo buio Bompiani

Cordiano Caterina Adr. I giorni del mare Pellegrini Editore

Donadelli Eloisa Le voci delle betulle Sperling & Kupfer

Ferraris Chiara L’impromissa Sperling & Kupfer

Forgione Alessio Napoli mon amour NNE

Gallo Francesca PhisaHarmonikòs Kellermann

Garreffa Francesco La lettera di Don Josè Pellegrini Editore

La Forgia Jacopo Materia Effequ

La Rosa Antonella Avrà gli occhi come il mare Pellegrini Editore

Lo Cascio Luigi Ogni ricordo un fiore Feltrinelli

Maccani Francesca Fiori senza destino SEM

Marangoni Eleonora Lux Neri Pozza

Martirani Davide Come si sta al mondo Quodlibet

Massaria Rocco Falsi nomi Pellegrini Editore

Mazzariol Lorena La vita è una magia magica Sovera edizioni

Migliaccio Spina Bernardo Coraìsime Rubbettino

Mondella Diego Volevo essere Bogart Pellegrini Editore

Moretto Lorenzo Una volta ladro, sempre ladro Minimum Fax

Nascimbene Maurizio Un gran bel paese Nulladie

Patrignanelli Serena La fine dell’estate NN Editore

Pedemonte Enrico La seconda vita Frassinelli

Pellitteri Adelaide J. Donne fino a epoca contraria L’Erudita

Pieri Francesca Bianca DeA Planeta

Righetti Teresa Se mi guardo da fuori DeA Planeta

Sapio Gianluca Una voce nel vento Pellegrini Editore

Scapini Bruno Operazione Akhtamar Albatros

Schiariti Caterina Bayle. La difficoltà dell’essere Albatros

Soldi Gianmarco Cosa resta di male Rizzoli

Tortorella Guido La paura della coccinella La Nave di Teseo

Tropeano Sonia Lo sguardo Pellegrini Editore

Vaglio Mariangela G Teodora Sonzogno

Valerio Elio La quarta porta L’orto della cultura

Veltri Francesca Edipo a Berlino Divergenze

BANDITO IL XXVII PREMIO BERTO. ERNESTO FERRERO NUOVO PRESIDENTE DELLA GIURIA

La prima edizione dopo la scomparsa di Cesare De Michelis, che lo ideò e fondò nel 1988. Pubblicato il bando, che prevede al 13 maggio il termine per la presentazione delle opere. Il 29 giugno la proclamazione del vincitore a Mogliano Veneto.

Sarà Ernesto Ferrero, scrittore, critico, consulente editoriale e direttore del Salone del libro di Torino dal 1998 al 2016, il nuovo Presidente della Giuria del Premio letterario nazionale Giuseppe Berto, la cui XXVII edizione è stata bandita dai promotori.

Premio Berto 2019 - Ernesto Fererero Presidente della Giuria

Sarà, questa, la prima edizione del Premio senza Cesare De Michelis, scomparso la scorsa estate, che ne fu ideatore e fondatore nel 1988, da grande estimatore dello scrittore veneto.

Cesare De Michelis

L’Associazione Culturale Giuseppe Berto, nonostante l’incolmabile vuoto lasciato da De Michelis che ne era Presidente, ha deciso di proseguire nel solco tracciato assieme a lui, pubblicando il Bando dell’edizione 2019 del Premio, in collaborazione con gli eredi Berto, il Comune di Mogliano Veneto (TV) e il Comune di Ricadi (VV), e il sostegno dello sponsor Colorificio San Marco.

Altra novità, oltre al nuovo presidente della giuria, sarà il “portafoglio” del Premio che aggiunge ai 5 mila euro per il vincitore, anche 500 euro per gli altri quattro finalisti quale gettone di presenza alla cerimonia finale di proclamazione del vincitore.

Il Premio mantiene la propria esclusiva peculiarità di essere riservato a scrittori esordienti. Quindi possono parteciparvi solo opere prime di narrativa redatte in lingua italiana e pubblicate nel periodo compreso tra l’1 maggio 2018 e il 10 maggio 2019.

Le opere dovranno essere inviate dagli editori alla Giuria entro e non oltre il 13 maggio 2019. La Giuria, selezionerà le 5 opere finaliste entro il 7 giugno 2019 e l'opera vincitrice sarà proclamata sabato 29 giugno 2019, a Mogliano Veneto (Treviso), nel corso della cerimonia di assegnazione del Premio.

Il Berto conferma la tradizionale alternanza tra le due terre amate dallo scrittore moglianese, il Veneto, dove nacque, e la Calabria dove si stabilì negli ultimi anni della sua vita e dove è sepolto.

Il bando è disponibile assieme al regolamento nel sito www.giuseppeberto.it, non sono ammessi rifacimenti, riedizioni, o traduzioni, ma saranno accettati il primo romanzo pubblicato in volume di un autore oppure la prima raccolta di racconti, che neanche singolarmente possono essere stati pubblicati in precedenza.

Della giuria del Premio, oltre al nuovo Presidente Ernesto Ferrero, fanno parte Cristina Benussi, Università di Trieste, Giuseppe Lupo, Università Cattolica del Sacro Cuore Milano e scrittore, Laura Pariani, scrittrice, e Stefano Salis, critico e giornalista del Sole 24 Ore.

Il Premio Berto, nato nel 1988 su iniziativa di un gruppo di amici ed estimatori dello scrittore, oltre a De Michelis, critici illustri come Giancarlo Vigorelli, Michel David, scrittori come Dante Troisi e Gaetano Tumiati (questi ultimi avevano condiviso con Berto oltre due anni di prigionia in Texas durante la seconda guerra mondiale), ha raggiunto le 22 edizioni tra il 1988 e il 2010 e dopo una pausa è stato rilanciato nel 2014 in occasione del centenario della nascita dello scrittore moglianese e ripreso nel 2015.

Il Premio, vinto nell’edizione 2018, da Francesco Targhetta, con Le vite potenziali, Mondadori, è stato trampolino di lancio per alcuni dei maggiori talenti della letteratura contemporanea, tra cui Paola Capriolo con La grande Eulalia (1988), Michele Mari con Di bestia in bestia (1989), Luca Doninelli con I due fratelli (1990), Paolo Maurensig con La variante di Lüneburg (1993), Francesco Piccolo con Storie di primogeniti e figli unici (1997), Elena Stancanelli con Benzina (1999), Giuseppe Lupo con L'americano di Celenne (2001), Antonia Arslan con La masseria delle allodole (2004), Francesco Pecoraro con Dove credi di andare (2007).

Si ringrazia San Marco Group Spa , main sponsor del Premio Letterario Giuseppe Berto, da sempre pronto a supportare le arti e i giovani talenti.

Mogliano Veneto, 27 marzo 2019