Giuseppe Berto - Associazione Culturale

Edizione 2018 - Premio Berto

A FRANCESCO TARGHETTA, CON “LE VITE POTENZIALI”, IL PREMIO BERTO 2018

La cerimonia di proclamazione del vincitore della XXVI edizione del Premio oggi sabato 16 giugno a Capo Vaticano - Ricadi.

Francesco Targhetta, con Le vite potenziali, Mondadori, è il vincitore della XXVI edizione del Premio Letterario nazionale Giuseppe Berto.

L'ha proclamato oggi (sabato 16 giugno) a Ricadi, città dove è sepolto lo scrittore cui il Premio è intitolato, la Giuria.

Francesco Targhetta è stato premiato, c on l’assegno di 5mila euro, dalle Amministrazioni comunali di Ricadi e Mogliano Veneto, rappresentate dalla Sindaca della cittadina calabrese, Giulia Russo, e dall’assessore alla cultura di quella veneta, Ferdinando Minello .

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Nella foto da sinistra Ferdinando Minello, assessore alla cultura di Mogliano Veneto, Giulia Russo, Sindaco di Ricadi, Francesco Targhetta, il vincitore, Antonia Berto, figlia dello scrittore, Giuseppe Lupo e Laura Pariani, componenti della Giuria

Francesco Targhetta, nato a Treviso, 38enne, insegna lettere alle scuole superiori. Ha vinto nel 1999 il Premio di scrittura Berto Giovani, da studente dell’ultimo anno del Liceo, nella sezione poesia. Ha pubblicato un libro di poesie (Fiaschi, ExCogita, 2009) e un romanzo in versi (Perciò veniamo bene nelle fotografie, Isbn, 2012). Nel 2014 ha vinto il premio Delfini e il premio Ciampi (da cui la plaquette Le cose sono due, Valigie Rosse, 2014). Con Le vite potenziali fa il suo esordio in prosa, e centra due prestigiosi obiettivi. Oltre a vincere il Premio Berto, infatti, è finalista del Campiello

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Nella cinquina di finalisti, che era stata annunciata dalla giuria a Mogliano Veneto nel corso della riunione conclusiva della selezione della sessantina di opere presentate a questa edizione dagli editori, c’erano anche Carlo Carabba, con Come un giovane uomo, Marsilio Editori, Oreste Lo Pomo, con Malanni di stagione, Cairo, Mirko Sabatino, con L’estate muore giovane, Nottetempo, Matteo Trevisani, con Libro dei fulmini, Atlantide.

Le motivazioni della Giuria

Dopo l’esperienza del racconto in versi, Francesco Targhetta approda definitivamente alla forma romanzo e raggiunge un felice equilibrio tra la narrazione di un tempo quotidiano e il resoconto di un’epoca dove tutto è permanentemente inconcreto, tutto è racchiuso negli spazi di una provincia che si fa periferica rispetto al cuore pulsante dell’Europa e perfino il lavoro, da sempre considerato a fondamento di ogni esperienza umana, diventa una lotta tra avversari evanescenti. Ritratto generazionale, espressione di una contemporaneità problematica, indagine sulle tante lacerazioni di una felicità inseguita e mai definitivamente raggiunta, Le vite potenziali ha il pregio di raccontare il nostro presente con la complessità di un paesaggio senza passato e senza futuro. Ed è il resoconto già maturo di un autore che arriva alla letteratura avendo alle spalle un mondo adulto da raccontare. Così la Giuria ha motivato la decisione di proclamare Francesco Targhetta vincitore di questa XXVI edizione del Premio Berto

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Il romanzo

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Al centro di questo romanzo di esordio di Francesco Targhetta ci sono tre vite, tre visioni del mondo, tre modi diversi e complementari di sopravvivere alla contemporaneità. Il loro spazio è la Albecom, azienda informatica che sorge alla periferia di Marghera; l’ha fondata, ancora giovanissimo, Alberto, “trentaquattro anni, apprezzata abilità nell’assemblare mobili Ikea, una passione per la buona tavola e il culto della chiarezza”. Tra i programmatori che lavorano per lui c’è Luciano, con cui Alberto condivide l’amore per internet fin dai tempi del liceo. Ma, a differenza dell’amico, Luciano si trova a suo agio dietro le quinte: schivo e paralizzato dalla propria scarsa avvenenza, si rifugia nel lavoro e nel rifocillamento dei gatti randagi di Marghera, tormentato solo, di tanto in tanto, dal desiderio di avere qualcuno da rendere felice. A completare il triangolo c’è Giorgio, il pre-sales dell’azienda, procacciatore di nuovi clienti: “percorso da un brivido di elettricità sempre”, tiene nel cruscotto della macchina L’arte della guerra di Sun Tzu, che consulta come un oracolo. E così, mentre Luciano allaccia con Matilde, barista della tavola calda di fronte alla Albecom, un’amicizia presto caricata di nuove speranze e Giorgio riceve una proposta sottobanco da un vecchio collega, le giornate dei tre amici si intrecciano in un groviglio di segreti e tradimenti che si dipana tra la provincia veneta e le città di mezza Europa e che li costringerà, infine, a compiere scelte sofferte e decisive.

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Francesco Targhetta con Antonia Berto

La serata finale

Folto e appassionato il pubblico che, nel giardino della casa che Berto eresse sul promontorio di Capo Vaticano rivolto verso le Eolie e la Sicilia, ha assistito alla serata finale, con alternarsi di reading di brani tratti dalle opere di Giuseppe Berto Il male oscuro e Anonimo veneziano, con gli attori Alessandro Cosentini e Jo Lattari, accompagnati dal musicista Massimo Garritano, realizzata dal Comune di Ricadi con la collaborazione dell’Associazione Avvistamenti Teatrali.

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Il Comune di Ricadi, assieme a quello di Mogliano Veneto, fa parte del Comitato Promotore del Premio, con l’Associazione Culturale Giuseppe Berto, cui partecipano Emanuela ed Antonia Berto, moglie e figlia dello scrittore, la collaborazione dei Licei Statali “Giuseppe Berto” di Mogliano Veneto e Ricadi e il patrocinio della Regione Calabria.

“Giuseppe Berto ha amato la sua terra di origine e quella di adozione, il Veneto e la Calabria, Mogliano Veneto e Capo Vaticano e noi siamo orgogliose di mantenere in vita questo Premio che, oltre ad essere un appuntamento importante per la scoperta di nuovi talenti della letteratura italiana, è un ponte, tra due città, due regioni, due culture, due comunità. Quest’anno ricorre il 40mo anniversario della scomparsa di Berto, che a Capo Vaticano è sepolto, e le sue due città organizzeranno una serie di eventi per celebrarlo e mantenere viva la memoria di uno dei più grandi autori del Novecento italiano e questo legame tra le sue due terre”, hanno dichiarato Giulia Russo e Carola Arena, sindaco rispettivamente di Ricadi e Mogliano Veneto

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PREMIO BERTO 2018: LA CINQUINA FINALISTA

Il vincitore della XXVI edizione del Premio sarà proclamato sabato 16 giugno a Ricadi

Carlo Carabba, con Come un giovane uomo, Marsilio Editori, Oreste Lo Pomo, con Malanni di stagione, Cairo, Mirko Sabatino, con L’estate muore giovane, Nottetempo, Francesco Targhetta, con Le vite potenziali, Mondadori, Matteo Trevisani, con Libro dei fulmini, Atlantide. E’ questa la cinquina dei finalisti selezionata dalla Giuria del Premio Letterario Giuseppe Berto per l’edizione 2018, che coincide con il quarantennale della scomparsa del grande scrittore.

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Sono state una sessantina le opere prime presentate dalle case editrici italiane e selezionate dalla Giuria. Sono tutte di narrativa, com’è peculiarità del Premio Berto che, in nome dello scrittore “veneto-calabrese”, entra nel suo secondo quarto di secolo mantenendo invariata la propria formula di premio riservato esclusivamente a scrittori esordienti, conservando quel ruolo di talent scout iniziato nel 1988.

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Questa edizione registra la presenza, tra i partecipanti, di numerosi piccoli editori indipendenti, molti del Sud, che competono con i loro esordienti al fianco di tutte le grandi case editrici nazionali. Inaspettatamente, solo un libro su quattro ha un’autrice donna, mentre nella precedente edizione erano quasi al 50 per cento.

La Giuria che ha valutato le opere in concorso è presieduta da Antonio D’Orrico, critico e giornalista del Corriere della Sera, e formata da Cristina Benussi, Università di Trieste, Giuseppe Lupo, Università Cattolica del Sacro Cuore Milano e scrittore, Laura Pariani, scrittrice, e Stefano Salis, critico e giornalista del Sole 24 Ore.

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Da destra: Giulia Russo, Sindaco di Ricadi, Cristina Benussi, giurata, Laura Priani, giurata, Ferdinando Minello, assessore politiche culturali Mogliano Veneto.

“Proprio nei giorni in cui si alzano alti lamenti sulla qualità delle opere in concorso ai premi letterari e, addirittura, sulla qualità generale della prosa narrativa italiana contemporanea, mi piace sottolineare (e festeggiare) l’eccezionalità, anche stilistica, dei romanzi che compongono la cinquina finale per l’edizione 2018 del Premio Berto. Cinque esordi di classe assoluta che renderanno difficile e tormentata la scelta del vincitore. I cinque autori selezionati sono tutti meritevoli del massimo riconoscimento. Lo diciamo con soddisfazione e con un pizzico d’orgoglio e pure con il piacere di trovarci in controtendenza rispetto all’opinione comune. In questo senso l’edizione 2018 riprende la lezione del grande scrittore da cui il Premio prende nome e ispirazione: Giuseppe Berto, voce sempre fuori dal coro, maestro di letteratura e di anticonformismo”, commenta Antonio D’Orrico, Presidente della Giuria.

Il vincitore sarà proclamato nel corso della finale che si svolgerà sabato 16 giugno a Ricadi, nel giardino della casa che Berto eresse sul promontorio di Capo Vaticano rivolto verso le Eolie e la Sicilia. Al vincitore andrà un premio in denaro di 5.000 euro.

Il vincitore dell’ultima edizione, svoltasi lo scorso luglio a Mogliano Veneto, è stata la romana Giulia Caminito, con la sua opera prima edita da Giunti, “La Grande A”.

La XXVI edizione del Premio è promossa da un Comitato formato dall’Associazione Culturale Giuseppe Berto, cui partecipano Emanuela ed Antonia Berto, moglie e figlia, i Comuni di Mogliano Veneto e Ricadi, la Regione Calabria, con la collaborazione dei Licei Statali “Giuseppe Berto” di Mogliano Veneto e Ricadi

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“Non è certo questo Premio a lui intitolato a fare grande Giuseppe Berto, la cui caratura di grande autore del Novecento è ormai e sempre più riconosciuta a tutti i livelli, ma è grazie ad esso, soprattutto nei suoi primi anni di vita, che si è tolta un po’ della polvere che si era poggiata sul suo nome e sui suoi libri. Questo Premio, inoltre, è un ponte, tra due città così importanti nella vita di Berto, tra due regioni, due culture, due comunità, che siamo orgogliosi di rappresentare e tenere unite nel segno della cultura. La ricorrenza del 40mo anniversario della scomparsa di Berto, così amato da entrambe le città, è per le nostre amministrazioni anche un ulteriore stimolo per tener vivo questo legame tra le sue due terre”, dichiarano Carola Arena e Giulia Russo, sindaco rispettivamente di Mogliano Veneto e Ricadi.

La cinquina: le motivazioni della Giuria

Carlo Carabba, Come un giovane uomo, Marsilio Editori

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Un libro importante. Un romanzo che racconta il passaggio tra la prima giovinezza e la maturità: la linea d’ombra di Conrad da attraversare sapendo che non ci sarà ritorno. Una memoria che insegue se stessa dentro i labirinti e i meccanismi dei ricordi sconfinando in territori segnati in una sola mappa, quella del tempo perduto. «Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e quella frusta è intesa unicamente per l’autoflagellazione», disse Truman Capote. La scrittura, alta e rigorosa, di Carlo Carabba è stata ottenuta a colpi di frusta. Un libro importante: la nascita di uno scrittore che l’Italia non aveva. Questo romanzo è come uno di quei bellissimi gioielli da lutto (tutti neri e spenti) che si usavano nell’Inghilterra vittoriana e che erano assieme un ornamento e un castigo, vanità e dolore.

Oreste Lo Pomo, Malanni di stagione, Cairo

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Certi scrittori russi che sapevano narrare i drammi della vita nei toni della commedia non abitano più in Russia. Un loro erede abita però in Basilicata, si chiama Oreste Lo Pomo e ha saputo raccontare una storia triste (di ingiustizia privata e pubblica) con una levità che aumenta la ferocia e il dispetto. All’inizio c’è il manoscritto ritrovato di un’opera giovanile. Classico espediente letterario che aggiunge la dimensione della malinconia alle vicende narrate. Dalle cronache di corruzione della fine degli anni Novanta l’autore ha ricavato un romanzo di sconfitte personali e professionali, di tradimenti e compromessi, di opportunismi e viltà. E un ritratto di provincia che non si dimentica. Lo Pomo obbedisce alla legge decretata da Auden in poesia e ne fornisce una sua interpretazione: non si può raccontare in modo serio senza un sottofondo di ironia.

Mirko Sabatino, L’estate muore giovane, Nottetempo

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E’ un romanzo che segna, drammaticamente, il passaggio della linea d’ombra tra l’adolescenza e la giovinezza, in una provincia dove accadono fatti orribili. Il racconto entra in una dimensione metaforica allorché fa coincidere quegli anni di formazione dei tre protagonisti con quelli di un’Italia apparentemente calma nella sua tradizione patriarcale. Ma siamo nel 1963, arrivano i Beatles, Martin Luther King sogna un futuro rivoluzionario. Suggestivo appare il ricordo di uno star system e di una colonna musicale travolti dall’ondata di contestazione giovanile.

Francesco Targhetta, Le vite potenziali, Mondadori

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Francesco Targhetta, che proviene da varie esperienze in campo poetico – tra cui Perciò veniamo bene nelle fotografie, bel ritratto in endecasillabi della generazione dei precari – si cimenta ora con la narrativa per raccontare ne Le vite potenziali un triangolo di trentacinquenni che il lavoro se l’inventano testardamente ogni giorno. Alberto, intraprendente e abile nell’applicare il senso degli affari in ogni ambito della vita, gioca nel trio il ruolo del capo; Luciano, piccolo genio della programmazione informatica, cerca nel lavoro compensazioni al proprio impaccio nei rapporti umani; Giorgio, che pilucca perle di saggezza aprendo a caso L’arte della guerra di Sun Tzu, si fa spingere dalla propria ambizione fino al tradimento. Seguendo il ritmo di giornate apparentemente vuote ma che invece contengono tutto, la ricerca ostinata della felicità e la potenza dell’immaginazione aprono per il lettore spazi sorprendenti del grigiore di Marghera.

Matteo Trevisani, Libro dei fulmini, Atlantide

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Quasi sempre il viaggio dentro una città avviene attraverso la superficie delle geografie apparenti: strade, architetture, monumenti narrati a cielo aperto. Quando però la città da attraversare non è un luogo qualunque, ma la Roma delle chiese e dei conventi, dei monumenti barocchi e delle fontane, allora avviene l'incontro con la profondità del tempo, che aggiunse mistero alla Storia e fa dell'inquietudine la materia di ogni racconto. Il Libro dei fulmini di Matteo Trevisani respira di questa dimensione arcana. E' un viaggio dentro una "città interiore" che incide per sempre nel destino dell'io narrante, nella sua formazione di uomo e di personaggio. Sulla pagina scorrono le immagini di una Roma eterna e surreale, dalle tinte fosche e dai cieli notturni, che ricordano le scene dipinte sulle tele dal pittore Scipione o le folgorazioni oniriche disseminate negli scritti di Giorgio Vigolo e Giuseppe Ungaretti. Lucido e visionario, esuberante e fantastico, il Libro dei fulmini è un romanzo d'esordio che non nasconde le sue ambizioni stilistiche e formali e ci restituisce il racconto di una città che diventa scenario per una vita dove ogni pietra, ogni gesto diventa un'incursione nel tempo.

PREMIO BERTO 2018: SCHEDE DI LIBRI E AUTORI FINALISTI

Carlo Carabba, Come un giovane uomo, Marsilio Editori

Sono due le coincidenze da cui muove questa storia. Quella tra la caduta della neve su Roma, dopo più di vent’anni di attesa, e la scoperta che una giovane donna, Mascia, è in coma. E quella tra il funerale di Mascia, una decina di giorni più tardi, e la firma di un contratto di lavoro. Se la prima neve della vita del protagonista di questa storia, scesa sulla sua città quando era bambino, aveva portato con sé l’incanto, la seconda ha portato un incidente. Mascia, l’amica degli anni del liceo, è scivolata col motorino là dove la neve è caduta e si è sciolta. Questa seconda neve tanto desiderata, come se col bianco potessero tornare i giochi e le meraviglie dell’infanzia, invece di restituire il passato si porta via un pezzo di futuro. Perché Mascia muore per sbaglio, come pure si può morire, e non c’è altra spiegazione. Il protagonista parla con amici comuni, riceve e manda sms, inventa scuse, cerca ragioni ai propri pensieri e comportamenti, alle fughe e ai ritorni, e le trova, si colpevolizza, si assolve. Se Mascia, come tutti, muore sola, il protagonista di questo libro, come qualcuno, fa di tutto per restare, ancora un poco, solo con lei. Costruito come un labirinto che riproduce lo smarrimento di fronte al dolore, o come un videogioco che muove nello spazio ancora sconosciuto e pericoloso dell’età adulta, il romanzo segue i pensieri del protagonista, e di chi legge, intorno alla perdita di quelli che si amano e si ferma sul limite dell’amore umano che è quello, insopportabile, di non poterne impedire la morte. Con una lingua che analizza, immagina e riflette, che mescola Eta Beta alla Bibbia e The O.C. e Lost a Proust e Peter Schlemihl, Carlo Carabba medita sul caso e il destino, il lutto e la crescita, e racconta quando finisce la giovinezza, perché si diventa adulti, e come restiamo vivi, nonostante il dolore nostro, e soprattutto, nonostante il dolore degli altri.

Carlo Carabba è nato a Roma nel 1980, viene da studi filosofici e ha pubblicato articoli su Francis Bacon, Thomas Hobbes e la monografia La prima traduzione francese del “Novum Organum” (Olschki 2011). È stato coordinatore della rivista “Nuovi Argomenti”, e attualmente lavora per Mondadori. Ha scritto le raccolte di poesia Gli anni della pioggia (peQuod 2008, premio Mondello per l’Opera Prima) e Canti dell’abbandono (Mondadori 2011, premio Carducci e premio Palmi). Un suo racconto è incluso nell’antologia “best off” Ogni maledetta domenica (a cura di Alessandro Leogrande, minimum fax 2010). Come un giovane uomo è il suo primo romanzo.

Oreste Lo Pomo, Malanni di stagione, Cairo

Davide è un giovane cronista giudiziario entusiasta del suo lavoro. Poi, un giorno, bastano poche parole sussurrate al telefono, per incrinare le sue certezze. Marco Rivasi, l'amico di sempre, viene arrestato dopo che un imprenditore ha ammesso di aver corrotto politici e funzionari per ottenere le autorizzazioni necessarie alla propria azienda. È solo un equivoco e presto verrà chiarito, ripete a se stesso Davide. Ma la vicenda, che lo vede sempre più coinvolto soprattutto umanamente, inizia a mostrargli sotto una diversa luce tutto ciò che fino al giorno prima lo eccitava. Malanni di stagione - con uno stile asciutto e un piglio narrativo incalzante, ironico e irriverente, a tratti grottesco e paradossale, a volte amaro - racconta la vita di tutti i giorni di una piccola città "dalle relazioni corte" partendo da una vicenda che incarna in modo originale e per niente scontato la storia di un sistema giudiziario malato, che entra nelle pieghe dell'animo umano, e delle sue vittime. Una vicenda di ordinaria ingiustizia che vuole dar voce ai tanti uomini comuni dimenticati negli archivi dei tribunali e che fa da sfondo a uno spaccato nel quale protagonista, nel bene e nel male, con i suoi pregi e i suoi difetti, è la provincia.

Oreste Lo Pomo, giornalista Rai, vive e lavora a Potenza. Ha alle spalle diverse esperienze professionali sia nei quotidiani sia nei settimanali, sia nelle agenzie. Ha lavorato con Sergio Zavoli. Il suo primo amore che continua a non dimenticare è la poesia. Ora si cimenta con la narrativa senza tradire, almeno si spera, l’insegnamento di Wystan Hugh Auden secondo il quale senza un qualche sottofondo comico non si possono scrivere genuini versi seri.

Mirko Sabatino, L’estate muore giovane, Nottetempo

Estate del 1963. I Beatles hanno da poco registrato il loro primo disco, Martin Luther King annuncia il suo sogno all’America e in un paesino del Gargano tre ragazzini, Primo, Damiano e Mimmo, trascorrono le lunghe e afose giornate tra la piazza, i vicoli e il loro rifugio segreto sulla scogliera. Amici per la pelle come si può essere solo a dodici anni, condividono tempo e segreti. Un giorno, un gruppo di teppistelli si accanisce su Mimmo e i ragazzini decidono di suggellare un patto di alleanza: quando uno di loro o della loro famiglia sarà vittima di un sopruso, i tre risponderanno con una vendetta proporzionale all’affronto. Ma gli eventi di quell’estate sonnolenta sterzeranno verso traiettorie brutali e inaspettate, e il patto verrà rispettato in modo sempre più drammatico e disperato. In un crescendo febbrile, il romanzo ci conduce in un viaggio dentro alla provincia, con i suoi orrori annidati nelle pieghe di un’apparente stabilità, inarrestabili come la fine della giovinezza che attende i protagonisti.

Mirko Sabatino è nato a Foggia nel 1978 e vive tra Roma e Nardò. Si è laureato in Scienze della comunicazione con una tesi in Semiotica sul rapporto tra montaggio nel cinema e montaggio in letteratura. Lavora come editor e redattore free-lance. L'estate muore giovane è il suo primo romanzo.

Francesco Targhetta, Le vite potenziali, Mondadori

Al centro di questo romanzo ci sono tre vite, tre visioni del mondo, tre modi diversi e complementari di sopravvivere alla contemporaneità. Il loro spazio è la Albecom, azienda informatica che sorge alla periferia di Marghera; l’ha fondata, ancora giovanissimo, Alberto, “trentaquattro anni, apprezzata abilità nell’assemblare mobili Ikea, una passione per la buona tavola e il culto della chiarezza”. Tra i programmatori che lavorano per lui c’è Luciano, con cui Alberto condivide l’amore per internet fin dai tempi del liceo. Ma, a differenza dell’amico, Luciano si trova a suo agio dietro le quinte: schivo e paralizzato dalla propria scarsa avvenenza, si rifugia nel lavoro e nel rifocillamento dei gatti randagi di Marghera, tormentato solo, di tanto in tanto, dal desiderio di avere qualcuno da rendere felice. A completare il triangolo c’è Giorgio, il pre-sales dell’azienda, procacciatore di nuovi clienti: “percorso da un brivido di elettricità sempre”, tiene nel cruscotto della macchina L’arte della guerra di Sun Tzu, che consulta come un oracolo. E così, mentre Luciano allaccia con Matilde, barista della tavola calda di fronte alla Albecom, un’amicizia presto caricata di nuove speranze e Giorgio riceve una proposta sottobanco da un vecchio collega, le giornate dei tre amici si intrecciano in un groviglio di segreti e tradimenti che si dipana tra la provincia veneta e le città di mezza Europa e che li costringerà, infine, a compiere scelte sofferte e decisive.

Francesco Targhetta (Treviso, 1980) insegna lettere alle scuole superiori. Ha pubblicato un libro di poesie (Fiaschi, ExCogita, 2009) e un romanzo in versi (Perciò veniamo bene nelle fotografie, Isbn, 2012). Nel 2014 ha vinto il premio Delfini e il premio Ciampi (da cui la plaquette Le cose sono due, Valigie Rosse, 2014). Questo è il suo esordio in prosa.

Matteo Trevisani, Libro dei fulmini, Atlantide

“L’anno della mia morte era iniziato bene. Da qualche tempo avevo cominciato ad andarmene in giro per Roma, da solo, a scoprire cose che la memoria di tutti aveva dimenticato. Non avrei mai potuto immaginare che, mentre per la prima volta mi pareva di vivere una vita tranquilla, senza bruschi stordimenti dell’animo, il destino preparava per me un viaggio. Un viaggio di ritorno attraverso il mondo dei morti”. Libro dei fulmini, romanzo di esordio potente e assolutamente a sé nella scena narrativa italiana contemporanea, conduce il lettore in una immersione vertiginosa attraverso i tempi e i segreti di Roma, in un viaggio che lungo le tracce di un antichissimo culto dei fulmini e dei luoghi segnati dalle saette cadute sull’Urbe arriva al regno dell’oltretomba e di nuovo qui, nella terra dei vivi, o almeno di chi si crede tale. Scandito da uno stile aspro e ritmato, idealmente basato sulla tradizione romana arcaica delle scienze augurali, e interamente tramato su fonti latine antiche, Libro dei fulmini è allo stesso tempo una storia avvincente di morte e rinascita che si snoda tra due dimensioni e due mondi, e un originale e sorprendente romanzo di formazione.

Matteo Trevisani è nato a San Benedetto del Tronto nel 1986. È redattore di «Nuovi Argomenti» e collabora con Edizioni Tlon. Libro dei fulmini è il suo primo romanzo.

LE OPERE PRESENTATE A CONCORSO

In ordine alfabetico

Ainis Michele, “Risa”, La Nave di Teseo

Albanese Dora, “La Scordanza”, Rizzoli

Avati Mariantonia, “Il silenzio del sabato” , La Nave di Teseo

Barzini Chiara, “Terremoto”, Mondadori

Basile Maria Caterina, “Vita di paese”, Nulla Die

Bolaffi Nicola, “La sottile armonia degli opposti”, Garzanti

Bramè Mario, “La notte dei ragni d’oleandro”, Transeuropa

Camurri Roberto, “A misura d’uomo”, NNE

Canepa Emanuela, “L’animale femmina”, Einaudi

Carabba Carlo, “Come un giovane uomo”, Marsilio Editori

Cataldi Bianca Rita, “I fiori non hanno paura del temporale”, HarperCollins

Cesaro Giuseppe, “Indifesa”, La Nave di Teseo

Chirico Danilo, “Chiaroscuro”, Bompiani

Cicirelli Franca, “Le sorelle Sblendorio”, Il Grillo

Civitarese Rocco, “Giaguari invisibili”, Feltrinelli

Contu Roberto, “Il vangelo secondo il ragazzo”, Castelvecchi

D’Angelo Corrado, “47 secondi”, Convalle

De Matteis Filippo, “Cuori di seppia“, Elliot Edizioni

Felicetto Gaetano, “Magia aliena”, Grafichè

Ferreri Silvia, “La madre di Eva”, NEO Edizioni

Ferrise Enzo, “Il cuscino di traverso e ipensiericonseguenti”, Grafichè

Fischer Adriano, “Bella Cohen”, Nulla Die

Galardini Stefano, “Il tempo dentro di noi”, Convalle

Giraudo Gianluca, “Quello che non sono mi assomiglia”, Autori Riuniti

Imbrogno Giuseppe, “Il perturbante”, Autori Riuniti

La Rocca William M., “Stromboli – Amore e morte”, Il Cristallo

Lo Pomo Oreste, “Malanni di stagione”, Cairo

Marcatelli Christian, “Le scelte di Mary farfalla d’aprile”, Tapirumè

Martellato Anna, “La prima ora del giorno”, Giunti

Martinetti Perugini, “Nient’altro al mondo”, Garzanti

Mencarelli Daniele, “La casa degli sguardi”, Mondadori

Millanta Peppe, “Vinpeel degli orizzonti”, NEO Edizioni

Moretti Elena, “Quasi a casa” , Mursia

Moro Andrea, “Il segreto di Pietramala”, La Nave di Teseo

Pajer Paolo, “Per altre vite”, Il Ciliegio

Plevano Roberto, “Marca gioiosa”, Neri Pozza

Prunetti Alberto, “108 metri”, Laterza

Renzo Luigi, “La valle delle grandi pietre”, Rubbettino

Riccato Federico, “Spigola o agnello”, Bompiani

Rigotto Lydia, “Come le stelle del calicanto”, Bibliotheka

Rosso Davide, “La perseveranza”, Italic Pequod

Sabatino Mirko, “L’estate muore giovane”, Nottetempo

Shammah Colette, “In compagnia della tua assenza”, La Nave di Teseo

Sinatti Cesare, “La splendente”, Feltrinelli

Soriga Antonello, “Nel pozzo”, Tombolini

Staffiero Davide, “Il programma”, Eclissi

Targhetta Francesco, “Le vite potenziali”, Mondadori

Todisco Roberto, “Jimmy l’americano”, Elliot Edizioni

Toppan Zeno, “Il funerale di Edward Block”, Voci fuori di scena

Trevisani Matteo, “Libro dei fulmini”, Atlantide

Truzzi Silvia, “Fai piano quando torni”, Longanesi

Valentini Valerio, “Gli 80 di Campo-Rammaglia”, Laterza

Valentino Paolo, “Ritratto di famiglia con errore”, SEM

Verzina Pietro, “Tris di coppie”, Nulla Die

Verzotto Emanuele, “Le buone novelle”, Giovane Holden

Zussa Diego , “Mambilla Plateau”, Zeta Edizioni

IL 16 GIUGNO A RICADI CAPO VATICANO, CASA BERTO, LA FINALE CON LA PROCLAMAZIONE DEL VINCITORE

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Si ringrazia il Colorificio San Marco SpA , main sponsor del Premio Letterario Giuseppe Berto, da sempre pronto a supportare le arti e i giovani talenti.

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