Giuseppe Berto - Associazione Culturale

CENTENARIO DELLA NASCITA
DI GIUSEPPE BERTO

Presentazione - Centenario

Centenario - Presentazione
 

IL CENTENARIO

Il centenario dalla nascita (1914-2014) di Giuseppe Berto è stato colto come ulteriore occasione per contribuire a sciogliere l’isolamento nel quale l’establishment letterario italiano aveva costretto in vita lo scrittore veneto, facilitato dai suoi atteggiamenti anticonformisti.

Per questo, utilizzando a metafora il titolo del celeberrimo romanzo di Márquez, parlando di Giuseppe Berto non si può non pensare ai suoi cento anni in solitudine.

Fortunatamente per la letteratura italiana e per i lettori di oggi, molte delle incrostazioni che sulla figura dello scrittore moglianese si erano sedimentate ormai non ci sono più. Sono caduti pregiudizi ideologici sulla sua figura e sulle sue scelte, che lo avevano portato a essere odiato sia da destra sia da sinistra.
L’adesione di Berto giovanissimo al fascismo, maturata in un’epoca in cui il movimento mussoliniano dava ai giovani le uniche speranze per un futuro fulgido, fu superata dalle sue posizioni liberal e assolutamente democratiche della maturità.

Gaetano Tumiati, che aveva vissuto assieme a Giuseppe Berto alcuni anni di prigionia in Texas, lo aveva conosciuto bene e aveva condiviso i suoi primi passi nella produzione letteraria, di lui ha detto che “con la sua ostinazione, la sua caparbietà, il suo piacere quasi masochistico e provocatorio di andare controcorrente, di mettersi contro tutto e tutti, specialmente contro i potenti, i capicorrente, i capiscuola, non era l'uomo più adatto per attirarsi consensi e simpatie. Ma l'ostilità nei suoi confronti ha radici culturali ben precise nascendo da una certa tradizione aristocratica, intellettualistica del mondo letterario italiano, contro la quale Berto ha sempre sparato a zero, convinto com'era che la misura dei valori andasse fatta con metro diverso”.

Il critico Domenico Porzio, suo amico ed estimatore, disse di lui che era “uno dei pochi scrittori della sua generazione ad arrischiare sempre di persona. Da tale comportamento nacquero talvolta in lui assurde prese di posizione o risentimento pagati a caro prezzo, la sua generosità fu mal compresa o di proposito svalutata. Fuori da ogni corrente, obbligato dalla sua disarmante sincerità a rimanere libero per poter obbedire alla sua onestà intellettuale”.

L’onestà intellettuale che era uno dei grandi pregi di Giuseppe Berto, fu anche uno degli ostacoli alla sua piena consacrazione in vita. La critica e la politica dei suoi anni non lo amavano, forse anche a causa del suo successo col pubblico, con il quale aveva un rapporto diretto, e del suo fascino di autore controcorrente.

Lo scrittore di Mogliano Veneto ebbe ammiratori del calibro di Hemingway, ottenne un notevole riscontro anche all'estero e agguantò tra l'altro con “Il male oscuro”, nel 1964, una straordinaria doppietta: premio Viareggio e Campiello, performance che condivide con pochi autori del calibro di Primo Levi, Rosetta Loy, Antonio Tabucchi, Maurizio Maggiani e Sandro Veronesi.

Ma nemmeno il successo poté lenire un'insoddisfazione esistenziale che affondava in un rapporto così intimo e compromesso, dal quale scaturì proprio la sua principale opera, quel “Il male oscuro” che ancora oggi, dopo “La coscienza di Zeno”, rimane il più importante romanzo italiano dedicato alla psicanalisi.

Per la sua storia, il suo stile letterario così moderno per i suoi tempi e così attuale per l’oggi che premia ancora i suoi libri con una richiesta di mercato ancora viva, grazie alla quale importanti editori hanno pensato a pubblicarne riedizioni (“La cosa buffa”, “Oh, Serafina!”, “Le opere di Dio”), Berto merita sicuramente un riconoscimento che parta dall’occasione del centenario per arrivare ad una sua definitiva consacrazione.